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L'agonia nel giardino: Pasqua 2 - Matteo 26:30-35

filename: pasqua02.doc di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org - sermone sulle sofferenze di Cristo, mini-serie per pasqua, 2003, per RO, 27/4/2003 >

Stiamo considerando gli avvenimenti della Pasqua, con specifico riferimento alle sofferenze di Cristo. Queste vicende non sono cose da conoscere in modo intellettuale e distaccato, perché sono le sofferenze di Cristo che hanno pagato il prezzo della nostra condanna. Questa è una verità da legare al nostro cuore.

Nell’ultimo sermone, abbiamo terminato, parlando del significato dell’ultima cena. Il pane e il vino rappresentavano la realtà della morte di Cristo e del Patto nuovo, tramite il quale l’uomo può essere riconciliato con Dio. Quelli che erano simboli per i discepoli risultavano una realtà per Cristo.

Per la vostra lettura vi consiglio, per questa settimana, il vangelo di Giovanni dal capitolo 13 al 17. Questi capitoli contengono informazioni che gli altri vangeli non trattano. Notate, soprattutto, le verità che Gesù insegna ai discepoli in questi capitoli, e la sua preghiera per loro e per noi.

Per oggi, vogliamo continuare con il capitolo 26 del vangelo di Matteo.

Leggiamo i vv.30-35.

“30 Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi. 31 Allora Gesù disse loro: «Questa notte voi tutti avrete in me un’occasione di caduta; perché è scritto: “Io percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse”. 32 Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea». 33 Pietro, rispondendo, gli disse: «Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me». 34 Gesù gli disse: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». 35 E Pietro a lui: «Quand’anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». E lo stesso dissero pure tutti i discepoli.” (Matteo 26:30-35 NRV)

Questo discorso è stato pronunciato durante il cammino da Gerusalemme al giardino di Getsemani. Essendo Pasqua, era luna piena, quindi essi camminavano alla luce della luna, da soli, fuori la città, verso questo giardino che era sulla collina dall’altra parte della valle.

Undici dei discepoli erano con Gesù. Giuda aveva lasciato la cena per andare ad avvisare i Giudei circa il luogo dove potevano arrestare Gesù, lontano dalla folla.

Mentre camminavano nella notte, Gesù annunciò ai discepoli ciò che stava per succedere a loro. Leggiamo il v.31.

31 Allora Gesù disse loro: «Questa notte voi tutti avrete in me un’occasione di caduta; perché è scritto: “Io percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse”.

La forma Greca di questo versetto è difficile di tradurre in Italiano. LND la traduce un po’ meglio in questo modo: Allora Gesù disse loro:

“Voi tutti questa notte sarete scandalizzati per causa mia, perché sta scritto:"Percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse".

“Voi tutti sarete scandalizzati per causa mia.” In altre parole, per causa mia, a causa della prova che sta succedere a me, voi inciamperete.

In quest’ultimo punto ci sono varie verità da riconoscere. Gli Apostoli avevano appena avuto una cena pasquale molto speciale con Gesù. Tutto era tranquillo. Ora stavano camminando tranquillamente da Gerusalemme al Giardino di Getsemani. All’insaputa di loro, una gran tempesta stava per arrivare. Oh amici, anche quando le cose sembrano molto tranquille, dobbiamo essere pronti per le prove dure. Non dobbiamo mai abbassare la guardia. Fintanto che siamo in questo corpo di carne, le tentazioni arriveranno, spesso improvvisamente.

Gesù dichiara che la caduta degli Apostoli sarà causata del loro rapporto con Lui. Fra le prove e le difficoltà della vita, le più difficili saranno quelli che riguardano il nostro rapporto in Cristo. Viviamo in un mondo che odia Cristo. Seguire Cristo vuol dire essere odiati dal mondo. Inoltre combattiamo contro la nostra natura carnale. Questi combattimenti producono grandi prove. Ci sono momenti di calma ma poi arrivano le prove.

Gesù stava avvertendo i discepoli che stava arrivando una prova grande, in modo che potessero stare in guardia. Annunciava che tutti sarebbero caduti, vale a dire che tutti sarebbero mancati di coraggio.

Notiamo però che ciò che per gli apostoli sarebbe stato un motivo di scandalo, ovvero una causa di grande timore, sarebbe stato per Gesù un avvenimento infinitamente peggiore. Gesù sarebbe stato percosso. Egli citò una profezia da Zaccaria:

“Io percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse”.”

Gesù è il Pastore, Dio stava per percuoterLo per infliggere la condanna per i peccati. Il gregge sarebbe disperso in quella occasione.

Il Signore, però, fa anche una dichiarazione molto incoraggiante:

“Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea».” (Matteo 26:32 NRV)

Egli dice “Dopo che sarà risuscitato”, In altre parole, il Signore dichiara: “Sto per essere crocifisso, ma dopo, risusciterò, poi vi precederò in Galilea. Stanotte sarete tutti dispersi. Dopo, però, sarete raccolti insieme con me di nuovo”.

Amici, quanto è importante ricordare che Gesù è il Buon Pastore, colui che cura le sue pecore. In questa occasione era necessario che Gesù lasciasse i discepoli, temporaneamente, per compiere la salvezza in croce. Dopo, però, si sarebbero riuniti con Lui.

Ora, abbiamo Cristo con noi tutti i giorni, nella persona dello Spirito Santo. Egli non ci lascia e non ci abbandona mai. Possiamo trovare, quindi, la nostra forza in Lui.

l’orgoglio di Pietro

Subito dopo l’annuncio di Gesù ai discepoli secondo cui essi sarebbero caduti, Pietro risponde con grande orgoglio. Leggiamo i vv.33-35.

“33 Pietro, rispondendo, gli disse: «Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me». 34 Gesù gli disse: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». 35 E Pietro a lui: «Quand’anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». E lo stesso dissero pure tutti i discepoli.” (Matteo 26:33-35 NRV)

Pietro è troppo sicuro di sé. È buono avere molta fiducia in Cristo, però Pietro stava mostrando fiducia in se stesso. Stava dicendo: Forse tutti gli altri cadranno, ma IO non cadrò mai! IO sono forte!

La Bibbia ci avverte spesso del pericolo di avere troppo fiducia in noi stessi. Essa ci avverte, infatti, di non guardare a noi stessi. Quando guardiamo a noi stessi, sia alla nostra forza, sia alla nostra debolezza, alla fine cadiamo sempre: o nell’orgoglio o nella disperazione. Dobbiamo invece guardare sempre a Cristo.

In 1Corinzi 10:12 leggiamo:

“Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.” (1 Corinzi 10:12 NRV)

Chi pensa di essere così forte da poter stare in piedi da solo, faccia attenzione perché è pronto a cadere.

Un altro brano che ci ricorda di questa verità è Galati 6:1.

“Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato.” (Galati 6:1 NRV)

Se una persona cade nel peccato, solamente chi è spirituale, ovvero, solamente chi è maturo nella fede, dovrebbe aiutarla ad uscire dal peccato. Uno che non sta camminando molto bene non dovrebbe cercare di aiutare un altro ad uscire da un peccato. Però, c’è comunque un avvertimento per la persona matura che aiuta un altro ad uscire dal peccato. Il versetto Dichiara: Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato. Cioè, quando un credente maturo si mette ad aiutare un altro credente ad uscire dal peccato, deve stare in guardia, affinché anche lui non cada nel peccato, nonostante che è un credente maturo.

Pietro, comunque, stava ponendo fiducia in se stesso, anziché in Cristo. Egli rifiuta di accettare l’avvertimento di Cristo che tutti loro cadranno quella sera, e scapperano. Si vanta di essere più forte e più leale di tutti.

A quel punto, Cristo annuncia che non solo cadrà come gli altri, ma peggio degli altri: rinnegherà Cristo, non una volta ma ben tre volte. Non nel giro di molti anni, ma in quella stessa notte!

Quando ci crediamo forti da noi stessi, la nostra caduta può essere molto, molto vicina, e molto grave.

Nonostante questa chiara dichiarazione da parte di Gesù, Pietro dichiara ancora che anche se dovesse morire con Cristo, non Lo rinnegherebbe. Poi gli altri discepoli, seguendo l’esempio di Pietro, dichiarano la stessa cosa. Quanto è facile, quando la prova è ancora lontana, sentirci molto sicuri di noi stessi. Quanto è facile vederci forti, quasi come se non avessimo bisogno di Dio. Pietro si sentiva così forte. Però, l’avvertimento di Gesù era una verità. Pietro avrebbe dovuto capire il pericolo, e umilmente chiedere aiuto a Cristo. Invece continuava a sentirsi forte.

Quanto il nostro orgoglio può portarci a cadere! Oh che possiamo avere un cuore umile, che non pone mai fiducia in noi stessi. Oh che possiamo sapere quanto siamo deboli per conto nostro, affinché restiamo strettamente legati a Cristo.

nel Giardino di Getsemani

Dopo il loro cammino, arrivano alla destinazione che Gesù aveva scelto, il giardino di Getsemani. Leggiamo il v.36

“Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli: «Sedete qui finché io sia andato là e abbia pregato».” (Matteo 26:36 NRV)

Arrivano al giardino, esso era il loro traguardo. In Luca impariamo che Gesù veniva spesso in questo giardino.

La parola “Getsemani” deriva da due parole Ebraiche, e significa: luogo del frantoio. Sappiamo che un frantoio è la macchina in cui le olive vengono schiacciate, per togliere il loro olio pregiato. Cari amici, avete considerato che Cristo è stato schiacciato dal peso dei nostri peccati? Egli è stato schiacciato dall’angoscia delle sue sofferenze. Egli è stato spremuto, finché non è uscita l’ultima goccia del prezioso olio del suo sacrificio d’amore. Molto spesso, nella Bibbia, l’olio d’oliva è usato per simboleggiare le grandi benedizioni di Dio. Gesù Cristo è la benedizione più grande di tutte, e il suo olio è stato sparso su ogni credente. Quindi, il nome del Giardino ha un ricco significato!

Gesù ha lasciato otto dei discepoli ad un certo punto, forse appena dentro il giardino, ed ha preso con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, per poterli avere vicino a Lui nelle sue sofferenze. Leggiamo il v.37

“E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato.” (Matteo 26:37 NRV)

Ricordiamo che Gesù aveva portato solamente questi tre apostoli con Sé quando andò sul monte della trasfigurazione. In quel posto essi avevano visto la gloria di Cristo. Ora stavano per vedere le sofferenze di Cristo. Chi veramente vuole partecipare alla gloria di Cristo deve partecipare anche alla sua sofferenza. Leggiamo di questo in Romani 8:17.

“Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui.” (Romani 8:17 NRV)

Non si può partecipare nella gloria di Cristo senza partecipare anche nella sua sofferenza.

Gesù iniziò ad essere in grande tormento! Leggiamo ancora il v.37.

“E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato.” (Matteo 26:37 NRV)

Gesù iniziò ad essere triste e angosciato. La parola usata in questo passo per triste parla di una grande tristezza. La parola tradotta come “angosciata” è una parola molto forte, che vuol dire terribile angoscia, e descrive la più profonda forma di depressione nella Bibbia. L’anima di Gesù era terribilmente afflitta, perché Egli sapeva quello che era davanti a Lui. La sua anima era terribilmente afflitta.

In Luca, la sua condizione viene descritta ancora più graficamente.

“Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra.” (Luca 22:44 NRV)

L’angoscia di Gesù era più profonda di qualsiasi angoscia umana mai esistita, perché la sofferenza che aveva davanti a Sé era più profonda e più terribile di qualsiasi altra sofferenza.

Gesù sapeva che doveva portare la sua sofferenza da solo. Però, in questa situazione, voleva un appoggio, una consolazione dai tre discepoli più vicini a Lui. Egli diceva, nel v.38

“Allora disse loro: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me».” (Matteo 26:38 NRV)

Rimanete qui e vegliate con me! Gesù stava implorando loro peravere quel po’ di appoggio che potevano darGli. Sapeva di dover soffrire da solo, però sapere di avere loro là vicino, se avessero vegliato con Lui, Cristo avrebbe ricevuto un enorme conforto.

Oh, che noi possiamo capire che alcune volte, anche il nostro poco può servire tanto. Gesù non stava chiedendo grandi cose da loro. Non chiedeva grandi parole di saggezza. Non chiedeva qualche atto difficile. Egli chiedeva semplicemente la loro presenza, di vegliare con Lui. Quando siamo angosciati, può bastare la presenza e l’appoggio di una persona cara, per sollevarci tanto.

la preghiera di Gesù

A quel punto, Gesù è andato un po’ avanti, per pregare il Padre. La sua preghiera è un modello per noi, quando ci troviamo nelle situazioni più difficili della vita. Leggiamola, per capire meglio come noi dovremmo pregare Dio.

“E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Matteo 26:39 NRV)

Gesù si gettò con la faccia a terra! Non poteva rimanere in piedi per pregare con così tanta angoscia! Nessuna angoscia nostra sarà mai paragonabile a quella di Gesù, perciò Egli può comprenderci in qualsiasi angoscia che proviamo. Nella sua preghiera Cristo parlava del calice. In precedenza aveva paragonato la sua morte al calice, quindi adesso stava parlando della sua morte, non solo fisica, ma soprattutto la sofferenza spirituale che stava per subire.

Cristo non voleva soffrire così, se fosse stato possibile compiere la salvezza in qualsiasi altro modo, senza patire quella sofferenza, Egli avrebbe voluto evitare quel calice. Immediatamente, però, Egli sottomise la sua volontà alla volontà del Padre. Eglui dichiarò: non come voglio io, ma come tu vuoi!

Qui vediamo una delle verità più importanti nella vita cristiana. Gesù Cristo è stato un uomo come noi, è stato tentato in ogni cosa. Egli non voleva soffrire, come neppure noi vogliamo soffrire.

Come accade a noi, però, Egli aveva desideri contrastanti. Non è sbagliato avere desideri contrastanti, la cosa importante è che il nostro desiderio predominante sia lo stesso che ha prevalso nelle scelte di Gesù: il desiderio più forte del Cristo era quello di fare la volontà del Padre.

Troviamo una profezia messianica nel Salmo 40:8

“Dio mio, desidero fare la tua volontà, la tua legge è dentro il mio cuore».” (Salmi 40:8 NRV)

Gesù aveva un fortissimo desiderio di fare la volontà di Dio. Era il desiderio più profondo del suo cuore.

In Giovanni 4, e successivamente in Giovanni 5, leggiamo altri brani in cui Gesù parla della sua volontà:

“Io non posso far nulla da me stesso; come odo, giudico; e il mio giudizio è giusto, perché cerco non la mia propria volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.” (Giovanni 5:30 NRV)

Gesù cercava la volontà di Dio. Questo era il suo desiderio che superava ogni altro desiderio.

“Gesù disse loro: «Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua.” (Giovanni 4:34 NRV)

Per Gesù, fare la volontà del Padre era come cibo. Era essenziale per Lui.

Ricordiamo che come uomo, Gesù era come noi, aveva varie volontà che potevano essere contrastanti. La cosa più importante è: qual è il desiderio maggiore? Nel caso di Gesù il desiderio più grande era quello di compiere la volontà del Padre.

Spesso, anche noi ci troviamo con desideri contrastanti. Ciò che facciamo dipende da qual è il nostro desiderio più forte.

Un genitore, per esempio potrebbe essere molto stanco, ed avere un grandissimo desiderio di dormire. Se il figlio è ammalato, però, il desiderio di curarlo supera il desiderio di dormire; così il genitore rimane sveglio, facendo il necessario per curare suo figlio.

Uno studente potrebbe avere un grande desiderio di divertirsi, però, se ha un desiderio ancora più forte di laurearsi, rimarrà alla scrivania per studiare.

Un uomo potrebbe avere desiderio di rilassarsi, se però egli desidera ancora di più di ristrutturare il suo appartamento, lo troveremo a fare vari lavori per la sua casa nelle sere e nei fine settimana. Egli, quindi, non soddisferà il suo desiderio di rilassarsi.

La vita è fatta di tantissime decisioni ogni giorno, in cui dobbiamo scegliere fra desideri contrastanti.

Gesù voleva evitare la sofferenza. Però, ancora di più, voleva fare la volontà del Padre suo. Perciò, quando Gesù pregò: Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi», non stava negando la propria volontà, stava sottomettendo la sua volontà meno importante alla sua volontà più importante.

La saggezza consiste nell’avere come desiderio maggiore quello che vale più di tutto. Solo una cosa vale più di ogni altra: essere in stretta comunione con Dio. E siamo in comunione con il Padre se facciamo sempre la sua volontà, camminando per fede. La saggezza, quindi, sta nel sottomettere ogni decisione al desiderio maggiore, quello di compiere la volontà di Dio. Così faceva Gesù. Egli guardava ad ogni decisione alla luce dell’eternità, e così sceglieva quello che avrebbe portato il più grande beneficio eterno.

Gesù sapeva ciò che anche noi possiamo sapere dalla Bibbia: ciò che porta il più grande beneficio eterno è fare la volontà di Dio.

Quindi, quando vogliamo le benedizioni maggiori, quando vogliamo avere le ricchezze eterne, quando vogliamo un tesoro che non può essere rubato o logorato, quando vogliamo la piena gioia che solo Dio può darci, dobbiamo desiderare di fare la volontà di Dio più di qualsiasi altra cosa.

Così faceva Gesù, e così pregava Gesù, e così dobbiamo fare anche noi.

Certamente ciò era una battaglia per Gesù, perché la sofferenza era proprio davanti a Lui, mentre la gloria era più in avanti. La sofferenza era vicina e visibile, mentre la gloria era lontana e invisibile al momento. Questi sono momenti di tentazione. Questi sono momenti in cui siamo tentati di fissare lo sguardo su quello che ci sta davanti, e non quello che viene in seguito, che però è più duraturo.

Gesù ci mostra il modo in cui dobbiamo pregare in questi momenti. Oh Padre, se è possibile di non passare per questa via di sofferenza, pur compiendo la tua volontà, allora ti chiedo di non mandarmi per quelsta strada. Se però questo non è secondo i tuoi piani, allora ti chiedo, soprattutto, che la tua volontà sia fatta. Questo è il mio desiderio più forte, che la tua volontà sia fatta.

Così pregava Gesù, e così dovremmo pregare noi. Pregando così, possiamo avere la certezza che Dio risponderà alle nostre preghiere. Ci farà mancare ogni sofferenza e ogni difficoltà che non fa parte della sua perfetta volontà, e ci darà la sua grazia per ogni difficoltà che è secondo la sua volontà per noi.

Alcune volte, chiaramente, avremo una dura battaglia, per sottomettere certi nostri desideri alla nostra volontà maggiore di voler ubbidire a Dio. Anche per Gesù questa era una dura battaglia. Continuiamo il brano, noteremo come Gesù dovette pregare ben tre volte, con grande combattimento interiore.

Prima di leggere i vv.40,41, ricordiamo che in questo momento di terribile angoscia, Gesù aveva chiesto a Pietro, Giovanni e Giacomo, i tre discepoli più stretti a Lui, gli amici migliori che Gesù aveva sulla terra, di vegliare con Lui, offrendogli così quel pò di consolazione e appoggio che Gesù desiderava tanto.

Leggiamo il vv.40,41.

“40 Poi tornò dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me un’ora sola? 41 Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».” (Matteo 26:40-41 NRV)

Che terribile delusione. Gesù aveva fatto tutto per i discepoli. Ora stava per morire per i loro peccati. Egli chiedeva una cosa piccola da loro: di vegliare con Lui. Invece torna da loro e li trova addormentati! Gesù chiedeva poco, in un momento di grandissimo bisogno e terribile sofferenza, ed è stato deluso.

Prima di condannare loro, dovremmo renderci conto di quante volte noi abbiamo deluso il Signore. Quante volte noi abbiamo mancato, non solo nelle piccole cose, ma anche nelle cose grandi.

Mi meraviglia però il fatto che Gesù non li riprese con durezza. Egli gli fece notare il loro peccato con una certa tristezza.

Notiamo che Gesù si rivolge a Pietro, perché Pietro si era vantato che sarebbe stato pronto perfino a morire con Cristo. Alla prova dei fatti, invece, si vede che Pietro non era nemmeno disposto a vegliare con Lui. Oh quanto presto le nostre grandi parole possono rivelarsi vuote. Quanto è importante non confidare in noi stessi, ma nel Signore.

Gesù dà agli Apostoli un consiglio che serve molto anche a noi. Egli dichiara: Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole.

Oh cari, che possiamo capire che nella carne siamo deboli e pronti a cadere, però Dio non ci lascia soli. Non dobbiamo lottare da soli. Non dobbiamo trovare la forza in noi stessi per vincere le tentazioni che si assillano. Dobbiamo pregare, e chiedere aiuto da Dio. Lo spirito è pronto, cioè ogni vero credente vuole ubbidire a Dio, però la carne è debole. Abbiamo quindi bisogno di pregare. Ogni volta che la tentazione si avvicina, dobbiamo correre al Signore in preghiera e non smettere finché non abbiamo la vittoria.

Chi prega, troverà l’aiuto di Dio che gli serve. Chi confida in se stesso, come faceva Pietro quella sera, cadrà. Chi invece riconosce il suo bisogno, e prega di cuore, troverà in Dio la forza per superare la tentazione.

Gesù prega di nuovo

Andiamo avanti, e seguiamo il combattimento interiore di Gesù. Leggiamo i vv.42,43

“42 Di nuovo, per la seconda volta, andò e pregò, dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me, senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». 43 E, tornato, li trovò addormentati, perché i loro occhi erano appesantiti.” (Matteo 26:42-43 NRV)

Il combattimento in Gesù continuava, perciò Egli continuava a pregare. Notiamo che, questa volta, la sua preghiera era diversa. Gesù non chiedeva più se era possibile allontanare questo calice da lui. Metteva ancora più enfasi sul fatto che voleva che la volontà del Padre fosse fatta. Continuando a combattere nella preghiera, Gesù aveva sempre più il solo desiderio di compiere la volontà del Padre.

Di nuovo Gesù andò da Pietro, Giovanni e Giacomo, per cercare da loro un po’ di consolazione, e di nuovo, trovò loro addormentati.

Questa volta, Gesù nemmeno li svegliò. Tornò a pregare per la terza volta. Leggiamo i vv.44,45.

“44 Allora, lasciatili, andò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole. 45 Poi tornò dai discepoli e disse loro: «Dormite pure oramai, e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina, e il Figlio dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori.” (Matteo 26:44-45 NRV)

Gesù tornò a pregare con le medesime parole: di nuovo chiese che la volontà del Padre fosse fatta. Gesù è venuto per fare la volontà del Padre, e quella volontà fece ogni giorno della sua vita, in ogni cosa, piccola e grande.

In questo, come in ogni altra cosa, Gesù è l’esempio per noi da seguire. La sua vita era una vita di totale ubbidienza al Padre. In ogni cosa sacrificò la sua volontà, per fare la volontà del Padre. Ricordiamo, però, quello che abbiamo visto prima: Gesù fece questo perché, più di qualsiasi altra cosa, voleva compiere la volontà del Padre suo. Aveva tanti desideri, come in ogni altra persona, però sottomise ogni desiderio al suo desiderio più grande: quello di compiere la volontà del Padre.

Dopo la terza volta che pregava, la battaglia era finita. Gesù aveva superato il combattimento. Ormai, aveva dominato quel desiderio della carne di evitare la croce. La volontà di ubbidire al Padre in ogni cosa aveva vinto. Ormai, Gesù era pronto ad andare alla croce. Egli tornò quindi dai discepoli, e disse loro di dormire pure. Non aveva più bisogno della loro consolazione. Aveva la vittoria.

Per il fatto che Cristo aveva vinto la battaglia ed era pronto per la croce, nel tempo perfetto di Dio, era arrivato il momento decisivo. La folla degli uomini armati arrivò con Giuda per arrestare Gesù. Egli sapeva questo, e perciò, dichiarò: Ecco, l’ora è vicina, e il Figlio dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori.

conclusione

Concludiamo, per oggi, a questo punto. Che esempio abbiamo in Gesù! Gesù è stato percosso, e le pecore sono scappate. Lo hanno abbandonato. Però, in quelle ultime ore nelle quali erano con Lui, anziché incoraggiarLo, hanno agito con orgoglio, e poi, quando potevano dargli sollievo, hanno dormito.

Gesù è stato quindi totalmente solo ad affrontre questa battaglia. Non c’è stata una persona accanto a Lui per sollevarLo. Gesù è stato abbandonato da tutti, affinché noi potessimo essere riconciliati con Dio e non essere mai abbandonati da Lui.

Gesù ha sofferto tutto, e quindi, in qualsiasi sofferenza che affrontiamo, Gesù sa come consolarci.

Dall’esempio di Gesù impariamo una verità importante riguardo la preghiera. Certamente ci sono delle volte in cui una parte di noi non vuole fare la cosa giusta. In questi momenti, però, dobbiamo pregare seguendo l’esempio di Gesù, e chiedere che la volontà del Padre sia fatta. Affidiamoci alla cura perfetta di Dio. Egli non sbaglia mai, ci manda le prove giuste. Oh che possiamo sempre arrendere ogni volontà alla volontà di Dio.

Le sofferenze di Cristo non sono semplici fatti storici. Sono il prezzo che Egli ha pagato, affinché fossimo salvati. Il nostro rapporto con Dio, e tutte le benedizioni che godiamo, sono state comprate con le sofferenze di Cristo. Oh che Dio ci aiuti a conoscere più a fondo quello che Cristo ha passato per salvarci!